TOMMASO SUPERMAN

16 dicembre 2012 § Lascia un commento

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La beffa della tariffa bioraria L’energia di notte ora costa di più

13 aprile 2012 § Lascia un commento

La beffa della tariffa bioraria
L’energia di notte ora costa di più

L’arrivo delle rinnovabili ha rivoluzionato il mercato elettrico

Contatori (Ansa)Contatori (Ansa)

MILANO – Fare andare la lavatrice di notte per risparmiare sulla bolletta. Oppure la lavastoviglie, il ferro da stiro, lo scaldabagno, ma tassativamente dopo le sette di sera o prima delle otto del mattino. Si chiamano «tariffe biorarie» e sono diventate popolari dalla seconda metà del 2010. Ma ora, dopo due anni, rischiano di tramutarsi in una mezza delusione. O quanto meno in una promessa sempre più difficile da mantenere appieno: si era partiti puntando su un progressivo incremento del risparmio in bolletta per i consumatori, dal 5% in su. Adesso ci si accorge che, rebus sic stantibus , non sarà più possibile. Per provare a incidere con un incentivo concreto sulle abitudini di consumo degli italiani bisognerà procedere come minimo a una revisione dell’attuale meccanismo.

Che cosa è successo? Che ci si è messa di mezzo una rivoluzione del mercato dell’energia. In sintesi: l’energia elettrica, nelle fasce serali, oggi non è più così a buon mercato come è storicamente stato. Anzi, in qualche caso il suo prezzo è addirittura superiore a quello delle «ore di punta», la fascia oraria tra le 8 e le 19 che va dal lunedì al venerdì e che concentra i maggiori consumi. Intendiamoci: chi ha stipulato contratti «biorari» sul libero mercato o non si è mai affidato a offerte alternative a quelle previste dall’Autorità (la «maggior tutela») continuerà a pagare quanto previsto da ciò che ha sottoscritto (e finché dura il contratto). Chi ha optato per la formula che va per la maggiore sul mercato libero, quella «flat» (tutto compreso e prezzo bloccato per un periodo predeterminato), non vedrà differenze. Ma l’idea che la tariffa bioraria consenta di difendersi dagli aumenti in bolletta dovrà in qualche modo essere ripensata. E con essa anche il proposito «strategico» di cambiare il modello di consumo degli italiani.

Ciò che è accaduto è il risultato dell’irruzione sul mercato elettrico delle energie rinnovabili, eolico e fotovoltaico: 6.600 megawatt di potenza installata a fine 2011 per il primo e 12.500 megawatt per il secondo. Quando vanno a pieno regime, prevalentemente durante le ore diurne e quindi di «picco», hanno diritto di precedenza su tutte le altre forme di energia. La conseguenza è che il parco delle centrali elettriche a gas, «spiazzato» dai nuovi venuti, è stato via via confinato in orari periferici, e si attiva con minor frequenza. Quando il sole tramonta, però, si assiste a un evento particolare: non solo vengono a mancare quasi d’improvviso le forniture di energia rinnovabile, ma il sistema deve anche affrontare l’innalzamento serale dei consumi, una «rampa di carico» inferiore a quella della mattina presto, ma non trascurabile. Per coprirla si richiamano in servizio le centrali a gas, ma questo continuo «stop and go», e la necessità di tenere accesi e pronti all’intervento gli impianti, ha un costo. Di più: le aziende proprietarie sanno benissimo che hanno poche ore nella giornata per «recuperare» i margini necessari per ripagare almeno il combustibile. E si muovono di conseguenza, tenendo alti i prezzi.

Risultato: nel 2011, nelle ore di maggior produzione fotovoltaica (dalle 7 alle 16), l’incremento di prezzo è rimasto contenuto al 7% rispetto al 2010. Nelle altre ore è cresciuto invece del 20%. Nella fascia dalle 17 alle 21, nell’ultimo quadrimestre 2011, è stato del 30%. Lo scorso marzo si è assistito addirittura al sorpasso: il prezzo delle ore serali ha superato (93 euro/mwh contro 83) quello delle ore diurne. Se ad essere colpiti sono i cittadini ancora in «maggior tutela» (e le aziende che hanno concentrato i consumi di notte) urge comunque una correzione del sistema, magari scadenzando diversamente la divisione tra ore «di punta» o «intermedie» o «fuori punta». L’Autorità per l’energia ci sta pensando, ma la questione è delicata perché riguarda il «messaggio» da trasmettere ai consumatori. E in questi tempi difficili il rischio di disorientarli è elevato.

Stefano Agnoli

TENIAMOCI IL GOVERNO TECNICO!

5 marzo 2012 § 1 Commento

Non ho molto da aggiungere al titolo; come pensavo da tempo, non si governa con le ideologie, di destra o di sinistra(quelle di centro poi..!) ma ..con le ..potrei dire PALLE ma non è carino che una signora si esprima in questo modo, allora diciamo con una laurea in Economia..?

Mi sembra che si vadano risolvendo tanti problemi,Tav a parte, ma sono sicura che si sistemerà anche quella, il governo tecnico ha fatto e sta facendo quello che era necessario, senza guardare in faccia nessuno, senza timore di dispiacere ad un elettorato, facendoci sentire un po’ più europei.

Abitando a Roma, vorrei chiedere anche di rendere la città più europea, con qualche metrò in più e gli autobus che arrivano in orario( a Londra ci puoi regolare l’orologio); altrimenti si vive schiavi delle auto o blindati nei propri quartieri.

Sentivo ieri che il PDL vuole fare un’alleanza con il PD..? ma se si tiravano i coltelli fino a ieri?

RETI WIRELESS IN ITALIA

1 marzo 2012 § Lascia un commento

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Dove potersi collegare ad internet ,senza pagare in Italia.

DONNE STRAORDINARIE:PETRONILLA

1 marzo 2012 § 2 commenti

Ieri la mia vicina,Carla,piemontese,di Cuneo, è venuta ad insegnarmi a fare i biscotti , abbiamo degli intensi scambi  culinario-maglieristici:lei mi fa un semifreddo allo zabaglione e io un golfino per la nipotina; dicevo avevamo appena finito i biscotti e le MERINGHE (perchè mica vorrai buttare le chiare d’uovo avanzate..) e mi è venuto in mente di controllare la ricetta su un libro e il primo che ho preso era proprio Petronilla, ed eccovi quindi lo spunto per parlare di questa donna straordinaria.

QUI trovate le sue ricette

Mi ha sempre colpito il suo modo di parlare, che evidentemente era adatto ai tempi,e il modo in cui spiega le sue ricette, così poco da scienziata quale era in realtà.

Mi sono documentata nel web naturalmente, eccovi il risultato:

Petronilla,alias: Amalia Moretti Foggia, il 3° medico-donna d’Italia.

Era la figlia più grande di una farmacia.

Nel senso che la tradizione di famiglia, ormai da 3 generazioni, era quella di farmacisti. Il padre, Giovan Battista Moretti Foggia, farmacista in Mantova, e e proprietario della famosa farmacia di Santa Lucia era erede di Giovan Battista Foggia che nel 1711 aveva acquistato proprio quella farmacia che poi aveva lasciato in eredità ad un nipote, Bartolommeo Moretti con l’obbligo però di beccarsi anche il cognome Foggia.

Di li iniziò la sequenza, che vi risparmio, di figli che subentravano ai padri, di Moretti Foggia che sostituivano Moretti Foggia nella conduzione e proprietà della farmacia.

Il padre, Giovan Battista,   era insegnante di chimica al locale liceo, traduttore di opere in dialetto Mantovano nonché autore di un diario molto dettagliato sulla storia familiare.

Amalia era nata nel 1872 ,nel 1891  si iscrive a Padova a Scienze Naturali

Si forma nel clima più vivace della cultura di fine secolo, con una amicizia di famiglia con il prof. Roberto Ardirò, spretato e messo all’indice ma anche padre del positivismo italiano.

Ma la nostra Amalia era certamente attratta dalle grandi donne che si affacciavano alla vita pubblica: Matilde Serao, Angelica Blabanoff e quella Anna Kuliscioff che poi diverrà sua amica a Milano.

 Nel 1898 prende la laurea in medicina a Padova

Addirittura la Regina Margherita , accesa femminista, volle incontrarla a Roma.

La nostra Amalia è tosta; viene notata dal Prof. Augusto Murri (quello che ha inventato il purgante RIM) ed inizia a fare l’assistente all’Ospedale di Firenze con l’obbiettivo di specializzarsi in pediatria.

Con il nuovo secolo è finalmente a Milano, in quella che sarà la sua città.

La città è appena uscita dai massacri di Bava Beccarsi e la situazione sociale e sanitaria degli operai è disastrosa.

La nostra inizia collaborare con le istituzioni filantropiche e trova il primo lavoro come medico fiscale alla Società Operaia Femminile.

Nel 1902 viene assunta alla Poliambulanza di Porta Venezia ed ha la sua prima vera casa in via Tadino.

Come dice il quotidiano La Provincia di Mantova il 12 settembre 1902 “Ieri l’altro a Milano la distinta concittadina signorina dottoressa Amalia Moretti Foggia si è impalmata con l’egregio dott. Domenico Della Rovere.”

Continua a lavorare sia all’ambulatorio di Porta Venezia sia al proprio, ma con particolare attenzione ai poveri, alle famiglie operaie alle quali offre non solo servizi medici, spesso gratuiti, ma anche consigli, indicazioni di vita, fino a combinare matrimoni, riconciliazioni familiari e quant’altro poteva favorire i più piccoli.

Una sorta di missionaria laica, una di quelle belle figure che Milano ci ha spesso regalato.

Uno dei molti personaggi che frequentavano la casa dei Della Rovere-Moretti Foggia (ma come facevano con il cartellino del campanello?) era il direttore editoriale del Corriere della Sera, Eugenio Balzan.

Era dal Corriere che si era staccata la costola della Domenica del Corriere che aveva raggiunto una diffusione enorme, considerando l’analfabetismo che grazie a Dio non ci mancava.

Proprio sulla Domenica del Corriere, nel ’26, appare una rubrica “Il parere del medico” tenuta dal Dott. Amal.

E’ la nostra Amalia Moretti Foggia che in questo modo camuffa, senza però rinunciarvi, la sua femminilità e soprattutto inizia un dialogo ininterrotto con un pubblico popolare.

Sarà la prima e vera informazione sugli aspetti igienici, sulle norme comportamentali e sulla medicina moderna in un Paese ancora legato alle credenze popolari e, diciamolo, piuttosto sudicio.

Non a caso Amalia parla anche volentieri delle erbe medicinali, per entrare in sintonia con il suo pubblico popolare.

Dopo un paio di anni di successi della rubrica medca la Domenica pensa ad istituire una rubrica di cucina.

E anche questa viene affidata ad Amalia Moretti Foggia.

Finalmente vi posso dire perché l’ho fatta tanto lunga con questa Amalia.

Perché il nome che sceglie per condurre questa rubrica è PETRONILLA .

Ora posso anche dire la fonte delle informazioni. E’ il bel libro di Renzo Dall’Ara Petronilla e le altre, edizioni Tre Lune.

Il nome prescelto deriva probabilmente dalla famosa striscia di Arcibaldo, giunta sul Corriere dei Piccoli fin dal 1921 ed è quindi molto autoironica.

Continuò a pubblicare le sue rubriche anche durante la guerra e morirà nel 1947 nella sua casa di via Sandro Sandri 2.

Ma la “grandezza” di Petronilla sta nel fatto che parla per un pubblico popolare e le ricette sono nel novero di quelle “possibili” per il pubblico di riferimento e nello stesso tempo sono “sane”.

La gastronomia si mescola quindi con l’igiene e con la fantasia, la creatività va a braccetto con le disponibilità economiche ridotte delle lettrici, nelle ricette di Petronilla.

Che poi non sono ricette, ma brevi racconti di vita familiare, vivaci ed arguti.

Durante la guerra Petronilla edita la sua ultima raccolta   “ 200 suggerimenti per ….. questi tempi”

Nella prefazione si legge “Ecco qua, alcuni suggerimenti proprio per voi.

Per voi, figlie, mogli, mamme che, da una sorte non certo benigna, foste destinate a vivere in questi tempi di guerra spaventosa che sconvolge l’intero mondo e quindi … di continue mancanze di quanto ci sembrava assolutamente indispensabile; di preoccupazioni le più gravi sul bilancio familiare che di giorno in giorno diventa sempre più costoso; sulla sorte di chi ci è lontano e si vorrebbe tanto vicino; di trepidazioni sul destino che ci attende e (purtroppo!) anche di dolori, di dolori atroci e che spaccano il cuore”

E seguono 200 consigli per cucinare con “niente pasta, niente grassi, … poche gocce d’olio ….. e così risparmiando”.

Nel dopoguerra saranno il grande Massimo Alberini, lo storico della gastronomia, e la rivista “La cucina Italiana” a valorizzare la figura di Petronilla.

Ecco, ho dedicato tutta questo capitolo ad una figura che a me sembra davvero grande, come persona e come gastronoma.

Soprattutto per questa “storicità” delle sue proposte e per la genialità con cui delle limitazioni essa faceva talvolta una “ricchezza”. Finalmente qualcuno che non va dietro le mode ma segue le necessità, che porta innovazione, stimoli e colori anche sulle tavole più modeste.

A me sembra questa una cosa di grande modernità.

Vi regalo in fondo questa ricetta e ditemi se non è anche leggera e dietetica.

Salse maionesi per ….questi tempi (con un solo cucchiaio di olio)

Sospira l’una e sospira l’altra: “ Squisiti sono i pomidoro crudi con un giallo e sodo ponticello sopra ciascuno ma …. “

“Ultra squisita è un’insalata di varie verdure lesse, ma …..“

Ma … come poterli preparare questi piattini prelibati e tutti quanti adatti anche ai tempi attuali, se tutti quanti esigono la gialla salsa maionese, e se la salsa maionese esige – oltre a uova, limone, e lunghissimi rimescolamenti – anche olio tanto, tanto, tanto ? Come fare ?

Ebbene, si può. Con un solo tuorlo, un solo cucchiaio di olio, il succo di un limone e gli indispensabili rimescolamenti, si può presentare una salsiera colma di soda e squisita maionese purchè …. Si possieda un mortaio di marmo con il suo relativo pestello di porcellana o di legno.

E se volete fare l’esperimento di questa maionese che di un solo cucchiaio intacca la bottiglia dell’olio ….

Lessate una patata grossa quanto un grosso uovo; pelatela; pestatela e ripestatela nel mortaio;

aggiungete un torlo d’uovo crudo, un pizzico di sale e con il pestello pestate e ripestate;

unite un cucchiaio (uno solo) d’olio, e ancora pestate, pestate e ripestate;

lasciatevi sgocciolare tutto il succo di un bel limone succoso, e pestate, e pestate, e pestate sino a che avrete ottenuto una pastella spumosa, levigata e soda …… talmente anzi soda che (se la consistenza ne fosse eccessiva) dovete anche aggiungere un goccio d’acqua per ridurla alla giusta consistenza di una comune maiones, il 3° medico-donna d’Italia.

  

 http://www.coquinaria.it/archivio/storiasemiseria/capitolo58.html

Petronilla e l’arte di cucinare senza cibo

Ecco quindi la genialità della sua intuizione: «Petronilla suggerisce nuove tecniche e accorgimenti che consentano di mettere in tavola gli stessi piatti di prima ma senza gli stessi ingredienti ormai introvabili. E’ un vero e proprio inganno al palato, che permette, con qualche virtuosismo, di servire una crème caramel senza latte né uova, una maionese senza olio, una cioccolata in tazza senza cioccolata…», come ricorda Miriam Mafai, in Pane nero, il volume che tratteggia mirabilmente questa figura.

Ma per capire come sia arrivata a questo bisogna tornare agli inizi del suo percorso.

È il 1895 quando, dopo una laurea in Scienze conseguita presso l’ateneo di Padova, la giovane Amalia arriva a Bologna e di lì, infine, nel capoluogo lombardo. Sono tempi difficili, in particolare per la donna, relegata nel chiuso delle pareti domestiche. Ma Amalia non demorde e con una «dote» di 500 lire in tasca, avvia la ricerca di lavoro sostenuta dalle «femministe» dell’epoca: Alessandrina Ravizza, Paolina Schiff, Linda Malnati e, soprattutto, Emilia Maino. È proprio grazie alla Maino se Amalia, nel frattempo laureatasi anche in medicina, ottiene un posto come medico fiscale presso la Società operaia femminile. Poco tempo dopo, nel 1902, la giovane dottoressa viene assunta presso l’ambulatorio della Poliambulanza di Porta Venezia, ove lavorerà per circa quarant’anni, sempre con una attenzione particolare ai poveri e alle famiglie operaie alle quali offre non solo servizi medici, spesso gratuiti, ma anche consigli, indicazioni di vita, fino a combinare matrimoni, riconciliazioni familiari e quant’altro poteva favorire i più piccoli. Una sorta di missionaria laica come tante altre nella storia di Milano che ci rendono conto di un premio come l’Ambrogino d’oro.

Petronilla_Ricette-tempi-eccezionali.jpgIn ogni caso, è in questo contesto che sviluppa le sue intuizioni. A fargliele mettere in pratica penserà il destino. Uno dei molti personaggi che frequentavano la casa dei Della Rovere-Moretti Foggia era, infatti, il direttore editoriale del Corriere della Sera, Eugenio Balzan. Fu lui ad affidarle, nel ’26, la rubrica della Domenica del Corriere “Il parere del medicosotto lo pseudonimo di Dott. Amal. Inizia così un dialogo ininterrotto con un pubblico popolare che costituirà la prima e vera informazione sugli aspetti igienici, sulle norme comportamentali e sulla medicina moderna in un Paese ancora legato alle credenze popolari. Non a caso Amalia parla anche volentieri delle erbe medicinali, per entrare in sintonia con il suo pubblico popolare.
Il successo è tale che dopo un paio di anni di la Domenica del corriere pensa di istituire anche una rubrica di cucina da affidare sempre ad Amalia Moretti Foggia che stavolta sceglie lo pseudonimo più apertamente femminile di Petronilla.

La passione per la cucina trova così modo di emergere. Attraverso le preziose righe della rubrica “Tra i fornelli“, la dottoressa-cuoca comincia a dispensare i suoi consigli per una corretta e sana alimentazione. La stessa Amalia descriverà il suo compito: «... intorno all’eterno tema che – dopo quello dei mondiali eventi – tiene sottosopra, in questi tempi, ogni cuor… sul modo di sbarcare il lunario mangereccio, consumando poco grasso, poco riso, poca pasta, poca farina e poco zucchero, spendendo pochetto ma nutrendo bastevolmente».
E l’ennesimo successo non tarda ad arrivare. Le ricette «per tempi eccezionali» di Petronilla conquistano rapidamente l’immaginario delle famiglie italiane, che mettono in tavola succulente pietanze senza vuotare le tasche. Raccolte in veri e propri ricettari nei quaderni della Collana di perline della Petronilla (editi da Sonzogno), costituiranno per i decenni a venire un prezioso scrigno con cui coniugare fantasia e risparmio.

Naturalmente questa nuova avventura non tradisce la sua vocazione e formazione precedente. «Oh, non pensatemi di professione cuoca; né da mane a sera fra pignatte e padelle ad almanaccare nuove pietanzine e piatti ricercati! – confidava alle sue lettrici – … ma soltanto (e come ognuna di voi, probabilmente), una qualunque donnetta di casa che in gioventù ha imparato a cucinare (come ognuna di voi avrà certo imparato) sotto la sola guida della sua mamma. … che, sposa  ha voluto (come ognuna di voi avrà certo voluto) perfezionarsi alquanto tra i fornelli della propria cucina… per maggiormente approfondirsi nel ramo più saggio e pratico della scienza femminile…».

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La “grandezza” di Petronilla sta nell’aver saputo parlare a un pubblico popolare proponendo ricette che erano nel novero di quelle “possibili” per il pubblico di riferimento e sono nello stesso tempo “sane”. Nelle ricette di Petronilla la gastronomia si mescola quindi con l’igiene e con la fantasia, la creatività va a braccetto con le disponibilità economiche ridotte delle lettrici di allora. A far breccia nel cuore del pubblico sono però, probabilmente, proprio il linguaggio e la verve comunicativa di Amalia. Le sue non sono ricette vere e proprie nella forma in cui ci aspetteremmo di trovarne oggi, ma brevi racconti di vita familiare, vivaci ed arguti.
Nella prefazione di “200 suggerimenti per ….. questi tempi“, il suo ultimo ricettario, pubblicato in tempo di guerra, Amalia scrive “Ecco qua, alcuni suggerimenti proprio per voi.
Per voi, figlie, mogli, mamme che, da una sorte non certo benigna, foste destinate a vivere in questi tempi di guerra spaventosa che sconvolge l’intero mondo e quindi … di continue mancanze di quanto ci sembrava assolutamente indispensabile; di preoccupazioni le più gravi sul bilancio familiare che di giorno in giorno diventa sempre più costoso; sulla sorte di chi ci è lontano e si vorrebbe tanto vicino; di trepidazioni sul destino che ci attende e (purtroppo!) anche di dolori, di dolori atroci e che spaccano il cuore“. E seguivano 200 consigli per cucinare con “niente pasta, niente grassi, … poche gocce d’olio ….. e così risparmiando“.

D’altra parte insieme alla passione per le scienze aveva ereditato dai suoi avi anche una certa passione per le lettere e la scrittura che l’ha fatta avvicinare a personaggi noti in questo campo come Ada Negri. Il carteggio tra Amalia e la poetessa lodigiana è divenuto persino un libro, tanto è stato intenso e significativo. Come la loro amicizia, del resto.

Amalia continuerà a scrivere le sue rubriche anche al termine del conflitto, fino alla sua morte avvenuta nel 1947 a Cusano.

Dopo di lei saranno il grande Massimo Alberini, lo storico della gastronomia, e la rivista “La cucina Italiana” a valorizzare la figura di Petronilla. Ma se oggi se ne riparla è perché ricettari come quelli di Amalia o dell’Artusi e di chi è venuto prima e dopo di loro, possono dirci molto sulla storia del popolo in seno a cui sono nati. Dai ricettari, infatti, di può venir a conoscenza degli usi e costumi di una data area geografica, delle sue vicende storiche, persino della sua evoluzione linguistica. Si può sapere come vivono gli uomini e le donne a cui sono rivolti e quali problemi possono avere. Se volete approfondire questo aspetto vi invito ad andare nel sito del progetto di educazione agro-alimentare Eng:ing, oppure la pagina della biblioteca gastronomica dell’Accademia Barilla

Per approfondire la conoscenza della protagonista del nostro post di oggi vi rimando, invece, alle fonti.
Fonti:
Roberta Schira – Alessandra De Vizzi, Le voci di Petronilla, Salani Editore, 2010;
Miriam Mafai, Pane nero, Ediesse, 2008;
Renzo Dall’Ara, Petronilla e le altre, edizioni Tre Lune;
Daniele Rota, Cara amica ti scrivo, firmato Ada Negri, Cattaneo editore, 2002, recensito sul Corriere della sera da Caterina Belloni.

LA NEVE A ROMA

18 febbraio 2012 § 1 Commento

Aggiungo 2 immagini di Roma innevata,non si esce di casa.

I FAMOSI” LUCCHETTI DEGLI INNAMORATI”DI PONTE MILVIO

PERCORSI EMOTIVI:BOLOGNA LA GRASSA, LA DOTTA, LA RICCA E .. LE IMMAGINI DEL CUORE

16 febbraio 2012 § 1 Commento

BOLOGNA.LA DOTTA,LA GRASSA..LA RICCA! PERCORSI EMOTIVI OVVERO:LE IMMAGINI DEL CUORE..

16 febbraio 2012 di marìca | Modifica

Sono tornata nella mia città solo dalla mattina alla sera,lì la neve è caduta sul serio.. ma oggi c’era il sole e nel breve giro di amarcord che sono riuscita a fare ho strappato un concentrato di bellezza che voglio condividere con voi:

Bologna “la grassa”

le “sfogline”al lavoro “di mattarello”.

IL”Mercato di mezzo” nel cuore medioevale della città:

Il compromesso:si mangia in mezzo ai libri:

UN RECUPERO:

Il 5 dicembre si è inaugurato in pieno centro storico, a Bologna, un nuovo spazio multifunzionale che in un unico luogo riunisce la passione per la lettura e per il cibo di qualità. La catena delle librerie Coop si fonde con Eataly il gruppo enogastronomico che promuove prodotti naturali legati al territorio. All’interno di uno spazio di 1450 metri quadrati troviamo una libreria da 90.000 volumi , uno spazio per incontri, mostre e spettacoli, un caffè, un’osteria e un’enoteca didattica. Il progetto di ristrutturazione firmato dall’architetto Paolo Lucchetta, dello studio veneziano Retaildesign, si basa sul recupero dell’antico edificio storico in mattoni (l’ex Cinema Ambasciatori) e l’inserimento all’interno di una struttura nuova che si distingue nettamente dall’involucro antico: tre nuovi piani, costruiti in ferro e calcestruzzo. Il progetto è riuscito a tenere uniti il forte carattere storico dell’edificio pre-esistente con la contemporaneità della nuova costruzione e del suo allestimento, dando corpo all’idea di una nuova funzione mista.

L’ex Cinema Ambasciatori prima e dopo l’intervento (1,2)
lo spazio del mercato durante e dopo i lavori (3,4)

La nuova funzione: si mangia si beve e si legge

La poetica del progetto, oltre che dal luogo, trae ispirazione dalla nuova funzione, cioè dalla volontà di amalgamare acquisto di libri e cibo. Il connubio fra leggere e mangiare in un solo luogo di intrattenimento e consumo richiama immediatamente la tradizione nord europea del caffè letterario. Negli ultimi decenni, tuttavia, l’accoppiamento lettura e gastronomia si è sviluppato su scala maggiore in molti centri commerciali, e bookstore, soprattutto negli Stati Uniti. Il progetto Ambasciatori sviluppa ulteriormente questo concetto in direzione di una vera e propria attività unificata del retail. Il tutto sotto il segno dei prodotti di qualità. Si è cercato di armonizzare i diversi stili di consumo e di servizio, tra cibi e lettura, in relazione anche ai diversi piani dell’edificio. Al piano terreno, ad esempio, si trova la sezione dedicata al grande pubblico, con la narrativa e la sezione dedicata ai tascabili: una modalità di lettura veloce che ben si accorda con lo spazio forum e la caffetteria bar. Mentre al terzo piano la sezione dedicata ai volumi di geografia e al territorio si offre come approfondimento ai clienti dell’enoteca.

Bologna “La dotta”,l’Archiginnasio:

Il palazzo, già sede dell’Università di Bologna, perpetua la sua funzione di scrigno del sapere ospitando ormai da due secoli la Biblioteca civica. Ubicato com’è nel cuore della città, è da sempre anche in quello dei suoi cittadini che fin dalla fondazione della biblioteca vollero legare il loro nome a quest’istituto, con numerosissime donazioni di fondi librari e di importanti cimeli bibliografici che ne hanno accresciuto il patrimonio, secondo una tradizione di mecenatismo che si concreta oggi negli interventi degli sponsor, determinanti nella realizzazione dei più innovativi progetti dell’istituto.
Il segno tangibile della storia dell’edificio si legge nel palinsesto delle sue pareti, dove i monumenti intitolati a cardinali legati e ad illustri professori che vi insegnarono, gli stemmi di studenti che accorsero da tutto il mondo per attingere alle fonti del sapere, si alternano a monumenti commemorativi che ricordano i donatori della Biblioteca. Si tratta di storie ormai indissolubilmente legate: la seconda, della Biblioteca, quasi naturale proseguimento della prima, dell’Università, che vi rimase sino al suo trasferimento a palazzo Poggi nel 1803.

Bologna “la ricca”:

La” Galleria Cavour”:inaugurazione del nuovo negozio Chopard:

E poi le immagini del “cuore”. piazza Santo Stefano:

http://www.flickr.com/photos/leleraf/

Il mio Liceo, il liceo classico Galvani, dove hanno insegnato Pascoli e carducci(e dove ha studiato Pasolini):

la biblioteca del liceo:
“..

Biblioteca Zambeccari

 

Mi prende al respiro, ogni volta che entro nella sala della biblioteca Zambeccari, dentro al liceo Galvani di Bologna.  E’ altissima, chiara, con gli affreschi al soffitto e un lungo soppalco, con gli scaffali avorio, alcuni pieni di vecchi libri ma molti altri vuoti. E la luce entra dai  lucernai con una morbidezza speciale. Imponente, ma non supponente. Come dovrebbe essere il sapere. E con molti vuoti.

FINE ANNO quarta ginnasio

sono quella al centro con il golfino scuro

E PER FINIRE,IO SONO NATA QUI, IN QUESTA CASA ATTACCATA ALLA” TORRE PRENDIPARTE”:

UN IMMAGINE DI BOLOGNA NOTTURNA DALLA TORRE:

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